Laus Pompeia - L'età romana

I Laudenses nella vita di tutti i giorni

I molteplici scavi che si sono susseguiti a Laus Pompeia hanno messo in luce numerosi manufatti di uso quotidiano di varie epoche e con diverse funzioni, che costituiscono documenti molto importanti per determinare l’evoluzione del sito, la sua cultura e il suo livello economico.

Se le scarse evidenze archeologiche urbanistiche non attestano con chiarezza a Lodi Vecchio il passaggio dall’abitato celtico a quello romano, la ceramica ritrovata costituisce, invece, un indicatore rilevante dei mutamenti sostanziali avvenuti con la romanizzazione del territorio. Cambiano lo stile di vita, i gusti e la tecnologia. All’uso di vasellame modellato con argilla grossolana e decorato a tacche, a bugne o a incisioni, tipico della popolazione indigena, si affianca dal I secolo a.C. una serie di raffinati manufatti lavorati al tornio di tradizione romana, che si imporranno in età imperiale.

Sulle tavole dei Laudenses più agiati compaiono coppe e piatti la cui vernice nera ricorda i prodotti in metallo, o vasi per bere in argilla dalle pareti sottilissime e spesso decorate da applicazioni. Ricordiamo il buffo vasetto del I secolo d.C. con la caricatura di un volto dai grandi occhi tondi, rinvenuto in via XXV Aprile.

Coppa in vernice nera in corso di scavo, via San Lorenzo.
Materiali in corso di scavo, via Fregoni.

Frammento di vasetto antropoprosopo in ceramica a pareti sottili, I secolo d.C., da Lodi Vecchio, via XXV Aprile.

Frammenti vitrei, metà del I secolo d.C., da Lodi Vecchio, via Don Milani.

Bollo in planta pedis AVIL sul fondo di una coppa in terra sigillata, prima metà del I secolo d.C., da Lodi Vecchio, via Don Milani.

Non mancano sulla mensa le olpi, sorta di bottiglie in argilla fine per versare il vino, attestate negli scavi da numerosi esemplari, e le brocche in vetro, rinvenimenti assai rari per la fragilità del materiale. Dallo scavo in via Don Milani sono emerse alcune bottiglie della metà del I secolo d.C. in vetro colorato verde con decorazione gialla e bianca, blu e bianca, e una coppa marmorizzata, forse provenienti dal Canton Ticino.

Verso la fine del I secolo a.C. cambia la moda del vasellame da tavola e alla ceramica in vernice nera si affianca, per poi sostituirsi del tutto, quella rivestita di argilla ricca di ferro di colore rosso, la cosiddetta terra sigillata, di cui non mancano le testimonianze a Laus Pompeia. Questo vasellame può essere liscio o decorato a matrice, ad applicazione o a rotellatura, e ha impresso sul fondo del piede il bollo, un vero e proprio marchio di fabbrica che riporta il nome o la sigla del produttore.

Con l’influenza romana e i contatti con il mondo mediterraneo, anche il repertorio del vasellame adoperato per la preparazione, la cottura e la conservazione degli alimenti, si modifica, sia nelle forme sia nella varietà di tipi, verosimilmente al passo con nuove abitudini alimentari.

Tra i manufatti rinvenuti negli scavi vi sono le immancabili lucerne con cui i Romani illuminavano le case. Le più antiche sono in vernice nera, prodotte in area lombarda o importate dall’Italia centrale. Nel I secolo d.C. queste lucerne cedono il passo a quelle più raffinate, in argilla chiara e talvolta con il disco decorato.

Attrezzature da cucina, Roma, Museo della Civiltà Romana.

Vaso in vetro, anforetta e olletta in terracotta in un affresco da Pompei, I secolo d.C., Napoli, Museo Nazionale.

  –  The Laudenses in Daily Life

The everyday items found in the excavations show the changes which took place with the Romanisation of the territory.

The pottery which was typical of the indigenous population was flanked by a series of refined objects of clearly Roman origin, dating to the 1st century B.C.

Beakers and plates with black decoration recalling metal, clay goblets with thin sides, olpi, a type of terracotta flask for wine and glass plates and jugs all made their appearance, not to mention oil lamps for household lighting.